Cosa e perchè

Questo blog nasce come progetto di studio presso la Facoltà di Semiotica dell’Università di Bologna, per il corso di Storia ed Evoluzione della lettura e dei modelli editoriali tenuto dal Professore Riccardo Fedriga.

Obiettivo della ricerca è l’analisi degli strumenti e delle modalità di accesso alle fonti di informazioni, con un’attenzione particolare alle problematiche evidenziate dall’evoluzione dei metodi contemporanei del mondo digitale.

La conoscenza è per sua natura filtrata. Che si tratti di una esperienza individuale o collettiva, le informazioni vengono acquisite attraverso “lenti” di selezione, di cui abbiamo e non abbiamo consapevolezza. Il filtro è lo strumento necessario all’essere umano per la definizione di un sistema cognitivo stabile, condivisibile, sicuro, utile e utilizzabile.

In ambito editoriale i livelli di selezione e “taglio” dei contenuti sono molteplici: dall’editore all’autore stesso, passando per sistemi di controllo esterno (dall’Indice dei Libri Proibiti alle nuove autorità digitali).

Nell’universo virtuale di una società ormai quasi totalmente digitalizzata, l’accesso e la condivisione delle informazioni è vittima di una profonda distorsione. La scelta è un’illusione: una marea di contenuti e punti di vista suggerisce al lettore la sensazione di una libertà illimitata, circoscritta in realtà all’interno di enormi monopoli privati che gestiscono una personalizzazione automatizzata delle informazioni – attraverso l’utilizzo di sofisticati algoritmi. Il lettore è “prigioniero” di una “bolla di referenzialità”, composta principalmente da contenuti ritenuti a lui rilevanti; rilevanza “imposta”, non garanzia di attendibilità, promotrice in alcuni casi di una vera e propria disinformazione collettiva.

E’ per questi motivi che risulta oggi sempre più importante un’educazione ed una consapevolezza sui meccanismi “intimi” che regolano il funzionamento dei nuovi “social media”. L’automatizzazione digitale è un’arma a doppio taglio: se da una parte è una grossa comodità (velocità e attinenza delle informazioni), dall’altra pone seri dubbi sul pericolo di una “censura” a fin di bene di cui non abbiamo pienamente coscienza.

Dobbiamo imparare a non disimparare.

 

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