Guerra al Fake

Otto secondi per aprire e caricare una notizia su un dispositivo mobile sono troppi? Ci pensa Facebook!
Nel 2015 il social network si è lanciato in un nuovo progetto, Instant Articles, che offre agli editori – come le importanti testate giornalistiche internazionali – la possibilità di ottimizzare i contenuti in un formato dedicato esclusivamente alla piattaforma per garantire agli utenti una lettura più veloce, istantanea, “integrata” nell’ecosistema chiuso del social. Facebook sostiene che con la tecnologia Instant Articles il caricamento degli articoli sia dieci volte più veloce rispetto al formato standard del web mobile, e che in questo modo gli utenti più impazienti – non dovendo aspettare preziosi secondi per l’apertura della pagina – non abbandonino la lettura. Non a caso Facebook – per segnalare ai propri utenti la novità – ha scelto di contrassegnare gli articoli con un simbolo a forma di fulmine in un angolo in alto a destra del post.

instant-articles

Le news che appaiono sulla Timeline, inoltre, sono spesso multimediali e interattive: gli articoli contengono video e immagini che è possibile ingrandire ed esplorare in alta risoluzione; scorrendo l’articolo vengono lanciati video in auto-play e c’è la possibilità di mettere il proprio “like” e commentare.
Questa nuova soluzione permette a Mark Zuckerberg di tenersi stretti i propri utenti – i quali non dovranno più abbandonare la piattaforma per fruire di contenuti terzi, ma addirittura potranno interagirvi – e di garantire maggiore visibilità e ricavi pubblicitari agli editori, motivo principale dell’accordo. Viene infatti lasciata loro la libertà di gestire gli spazi di promozione commerciale, attraverso due formule: una gestione indipendente con trattenuta del 100% delle entrate, oppure l’affidamento della vendita pubblicitaria a Facebook con cessione del 30% degli incassi al social network. Qualunque sia la scelta operata dall’editore, Facebook ha comunque un ritorno economico: ospitare una grande varietà di contenuti, specie se prodotti da editori rinomati, significa trattenere per più tempo gli utenti sul social, aumentando così la quantità di dati utili alla profilazione degli iscritti. Pratica necessaria per attrarre inserzionisti e pratiche di marketing mirato.

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Nonostante si riveli essere una vera e propria scelta editoriale, Mark prende le distanze da chi definisce la piattaforma una media company: Facebook, secondo il magnate, non è un editore; è una tech company. Eppure quest’anno, in uno dei blog ufficiali della società, il direttore produttivo Fidji Simo ha annunciato un nuovo progetto: Facebook Journalism Project. La società comincia a riconoscere che la piattaforma non è più semplicemente un social network, ma anche un importante fonte d’informazione. Un punto di svolta importante nella storia del social network, un cambio di rotta in reazione alle accuse mosse a Facebook per aver contribuito al proliferare di false notizie. Ma anche un modo per mettere a tacere tutti quei dubbi sollevati sulla promozione della cosiddetta “filter-bubble”, una “bolla digitale” che costringe gli utenti – grazie ad un massiccio utilizzo di meccanismi automatizzati e algoritmi – alla fruizione di contenuti basati esclusivamente sui loro gusti, esponendoli quindi esclusivamente ad informazioni che non fanno altro che confermare i loro preconcetti.

 

facebook suggerimenti fake

L’obiettivo di Facebook Journalism Project è innanzitutto quello di stringere un rapporto più saldo con i produttori stessi dei contenuti informativi; come riportato nel post, l’intento è sviluppare nuovi prodotti, imparando dai giornalisti le regole di una sana informazione, e lavorare con editori ed educatori per fornire ai lettori le conoscenze necessarie al riconoscimento delle informazioni prive di fondamento. L’azienda promette di muoversi in due direzioni: la promozione di “news literacy” e la battaglia alle disgraziatamente celebri “fake news”. Lavorando con organizzazioni esterne, Facebook promuoverà l’alfabetizzazione delle notizie – news literacy – fornendo ai propri utenti gli strumenti e le conoscenze per stabilire se le fonti che consultano possano essere ritenute affidabili o meno.
Facebook dichiara infatti di aver avviato una collaborazione con The News Literacy Project – un’associazione no-profit che promuove l’educazione sul riconoscimento e l’autorevolezza delle notizie nelle scuole statunitensi – per estendere il loro progetto sulla piattaforma, attraverso annunci di servizio pubblico che possano aiutare ed educare gli utenti sulla tematica e l’invito generale alla segnalazione di quei contenuti potenzialmente falsi, chiamando alle armi gli utenti nella battaglia alla “fake news”.

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