Costruire le fonti

La Metafisica appartiene al corpus aristotelico, un insieme di trattati scritti da Aristotele ma sistemati, organizzati e pubblicati dopo la sua morte da Andronico di Rodi, vissuto nel I secolo a.C.. Questi scritti (logoi) non erano destinati alla pubblicazione: si trattava infatti di “appunti” che Aristotele utilizzava per le sue lezioni, ed erano quindi finalizzati al solo uso interno alla scuola. Per questa ragione vengono anche definiti testi esoterici (semanticamente da ἐσω “dentro”, “interno”).
Ad Andronico si deve la struttura e l’articolazione che il corpus ancora oggi mantiene ed anche la maggior parte dei titoli con i quali le opere aristoteliche sono state tramandate: egli organizzò gli scritti mettendo insieme gli argomenti affini. Pose quindi ad esempio all’apice dell’intera opera sei trattati di logica, e poiché secondo lui la disciplina sarebbe servita da “strumento” per tutte le altre, chiamò la raccolta Organon, che in greco significa appunto “strumento”.

Caso molto discusso è anche il titolo del trattato per noi oggi noto come Metafisica. Questo termine non solo risulta assente nell’intera opera ma pare fosse anche inesistente nel lessico del tempo. Secondo una tradizione storiografica ben consolidata, il termine risalirebbe ad una semplice esigenza redazionale legata appunto all’edizione andronicana: l’editore, non potendo collocare questo gruppo di trattati in nessuno dei settori noti del corpus, si sarebbe semplicemente limitato a metterli dopo (τὰ μετὰ) quelli di argomento naturale (τὰ φυσικά), dando luogo da quel momento in poi alla consuetudine di far riferimento ad essi con l’espressione “dopo quelli di fisica” (“meta-fisica”). Solamente più tardi questa espressione venne assunta per denotare una particolare disciplina della filosofia.

P._Oxy._LII_3679

Secondo un’opinione condivisa dalla maggior parte degli studiosi di tutti i tempi, il primo libro della Metafisica può essere considerato come la prima ricostruzione di una storia della filosofia. Qui viene infatti ripercorsa la storia del pensiero umano, dalle primissime manifestazioni scaturite da quella sensazione di meraviglia che per Aristotele costituisce proprio l’inizio del filosofare.
Quando non ci si accontentò più delle spiegazioni mitiche e teologiche, gli uomini cominciarono ad essere spinti dal bisogno e dal desiderio di sapere e, consapevoli della loro ignoranza, iniziarono a dare alle questioni sempre nuove risposte che per la prima volta rendevano ragione dei fatti e delle cose che li circondavano. La filosofia nasce da coloro che per primi “filosofarono”, e questo è oggetto della maggior parte del libro A della Metafisica.
La ricostruzione della storia della filosofia operata da Aristotele, ha fortemente influenzato storici e dossografici di ogni epoca e, che la si accetti o no, è stata comunque un punto di partenza e non si è potuto evitare di farvi riferimento. Così la maggior parte dei manuali, ancora oggi, fanno partire la storia della filosofia da Talete perché per Aristotele è stato il primo ad aver “filosofato” riconoscendo nell’acqua il principio naturale di tutte le cose (l’archè).

La principale accusa che viene mossa ad Aristotele è stata quella di procedere secondo un metodo antistorico, ossia di non rispettare la verità storica e di conseguenza manipolare la realtà dei fatti, filtrandola attraverso la lente del suo pensiero e delle sue categorie mentali. Infatti, non corrisponde a verità storica il fatto che Talete avesse considerato l’acqua come archè; di questo pensatore non possediamo nessuno scritto e né prima né dopo Aristotele esistono testimonianze che confermerebbero questo aspetto del suo pensiero. Inoltre il termine archè risalirebbe ad un’epoca posteriore a Talete, in quanto è attestato solo a partire da Anassimandro. L’accusa nei confronti di Aristotele è quindi quella di raccontare una storia che non esiste o meglio che esiste, ma solo nelle sue pagine. È lui a stabilire coloro che possono essere classificati come filosofi e a stabilire una divisione – naturalisti, monisti, pluralisti – fino ad allora non presente.
Non si vuole etichettare Aristotele come il falsificatore della verità storica. A lui va riconosciuto anche il merito di aver per primo formulato una definizione del concetto di filosofia, grazie alla quale è possibile ricostruirne la storia. Grazie a lui può essere fatta una distinzione tra la cultura pre-filosofica, fatta di coloro che utilizzavano ancora il mito e la teologia per spiegarsi le cose, e quella filosofica, fatta invece da coloro che per primi cominciarono a dare spiegazioni razionali e convincenti dei fatti, basandosi sull’osservazione e il ragionamento. Va inoltre sottolineato che nonostante l’intento di Aristotele non fosse storico ma prettamente teorico, abbia comunque fornito una testimonianza storica fondamentale e avviato un genere letterario che prenderà sempre più piede, la dossografia (raccolta delle opinioni dei pensatori antichi).

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